Una fiorista ai tempi del coronavirus

Apro le veneziane, sono le 7:30 del mattino. Vedo una luce di nuvole pervadere i miei occhi, svegliarli lentamente, come la nebbia, quando riscopre un orizzonte, piano piano.

blogpost1Torno a letto, riposo ancora un po’ fissando il soffitto di travi in legno. Faccio caso al fatto che ogni mattina mi sveglio guardando fuori dalla finestra e fissando questo soffitto. L’ho fatto mille volte, ma in questa mattina ci penso di più e il soffitto e questa luce, povera di sole, mi devastano.
Vivo in campagna. Intorno a me, alberi, cespugli e animali bisbigliano e comunicano tranquillamente, come sempre. Loro non hanno paura, non portano mascherina e guanti. Fanno il solito baccano, ma non si temono. All’improvviso, sento il bisogno di respirare e di capire, intorno, dove sono gli altri, in questo isolamento che pratico da quasi 7 giorni, ormai.  Vivo sola in una città in cui non c’è la mia famiglia, che vive altrove. Sono sola con me stessa.
Le uniche persone che vedo nella mia giornata sono quelle in fila al supermercato: le mascherine, i guanti in lattice, il silenzio mesto dei passi che avanzano. La paura forse di essere sfiorati, la distanza tra gli uni e gli altri, in uno scambio sordo di sguardi. La vita reale é gelata, la vita virtuale danza feroce.
I social impazziscono di storie, post e dirette live su varie ed eventuali, su cosa fare, cosa dire, cosa dimostrare, per farsi compagnìa. Ognuno spia l’altro, poi lo copia, cerca di essere più forte e più gentile, più bravo o forse pretende, insieme, di non essere solo.

Mentre mi fermo per scrivere isolandomi da tutto e tutti, spegnendo cellulari, televisione e internet, mi chiedo se, in questa confusione generale generata dalla immobilità di una vita, le persone sappiano fare a meno di interagire, se si sappia fare qualcosa da soli, senza la necessità di lavorare.

Quello che sa fare una fiorista come me é osservare la natura.

Mentre noi congeliamo le nostre vite frenetiche, la natura continua imperterrita: sboccia, germoglia, profuma di buono, di polline.
Fuori dalla mia finestra, i pruni hanno messo i loro fiorellini bianchi e il prato é ricco di piccole margherite.
Ci sono già le api che volano intorno e il rosmarino ha dei fiori azzurri bellissimi.
blogpostÉ importante stare ad ascoltare, in silenzio. Anche se si é in città, soffermarsi a guardare qualcosa che é sbocciato, in questo inizio di quasi Primavera. Riscoprire l’importanza di ciò a cui si da troppo poca importanza nella quotidianità – e che invece di importanza ne ha, perché vuol dire vita – é lo scopo che dovremmo attribuire a questa grande prova che la vita ci dona.
Ascoltare la natura, osservarla e imparare a comprenderne l’evoluzione in relazione alle nostre vite, preservarla sempre, anche dopo che tutto questo sarà finito, perché finché la natura si esibirà rigogliosa in tutta la sua bellezza, su questo pianeta si svolgerà il miracolo della vita.
Allo stesso modo, ascoltare le persone care lontane, osservarle a distanza e imparare a comprenderne – anche senza potersi incontrare – le evoluzioni del pensiero e delle emozioni. Preservarli adottando comportamenti responsabili, sempre, non solo oggi, ma anche dopo che tutto questo passerà.

Da qui, lontano dalla città e cullata dalla dolce musica degli uccelli, io medito e pratico yoga e ogni mattina, io mando all’universo un pensiero di energia positiva e prego.

E voi? Vi va di raccontarmi come passate le vostre giornate in questo periodo così particolare?
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Crediti foto
ph.: Lisa Poggi
flowers: Fridas Italia, Flora Toscana

 

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